“Sandra, dall’Italia potresti portarmi un paio di scarpe?”, “un telefono?”, “degli occhiali da sole?”, “una medicina contro il mal di pancia?”, “un orologio?” Nell’immaginazione di un angolano che non ha avuto la possibilità di viaggiare, l’Europa deve apparire come una specie di paese dei balocchi in cui tutto è economico e facile da ottenere. I bianchi sono tutti ricchi, non lavorano (come può essere considerato lavoro lo stare seduti davanti ad un computer o il leggere un libro?) e passano il tempo a guardare la televisione, seduti in comode poltrone, in grandi case piene di ogni ben di Dio. Il fatto che qualcuno di questi bianchi si avventuri in Africa è assolutamente incomprensibile, se non per il fatto che sia noto che i bianchi sanno dove si trovano i diamanti. I bianchi non vanno a piedi, si ammalano se stanno troppo tempo al sole, sono difficilmente colpiti dalla magia (bianca o nera che sia), non sanno cantare e tanto meno ballare.
Un po’ come, per noi europei, gli africani sono sempre felici, anche nelle condizioni più misere (perché altrimenti riderebbero in continuazione?), non conoscono lo stress, né la depressione, non sono interessati ad arricchirsi, amano i bambini in maniera incondizionata, tanto da metterne al mondo il maggior numero possibile, vivono in famiglie allargate con forti legami affettivi e mutuo aiuto in ogni situazione, sono naturalmente propensi al canto, alla danza, alle feste, sono “puri” ed incontaminati, bambini, che però sono facilmente corrotti e tendono alla pigrizia, dediti all’economia delle banane e senza preoccupazioni per il futuro, né piani per la vita.
Se è vero che ogni pregiudizio o stereotipo ha un fondo di verità, è chiaro che il cammino da fare verso una mutua conoscenza è ancora lunghissimo!
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