Friday, 5 March 2010

Avocado


Strano frutto. Non è dolce, ma ne vengono fuori dei dessert favolosi, aggiungendo un po’ di zucchero, un po’ di latte, magari un uovo. Va bene nell’insalata. A quanto pare, aiuta ad abbassare i livelli di colesterolo. È nutritivo e va benissimo per le donne incinta. Dà colore ai piatti, sottolinea i sapori, senza prendere il sopravvento sugli altri. Nella combinazione un po’ strana con riso e limone mi ha sorpresa, ed è stato subito iscritto nella lista dei piatti preferiti. Temo non sarà facile farne a meno una volta tornata in Europa!

Fotografie


Non ho mai capito perché qui alle persone piaccia tanto essere fotografate. Bambini, ragazzi, adulti, uomini e donne, tutti si entusiasmano alla vista di una macchina fotografica e chiedono di essere immortalati. Senza poi pretendere, né essere particolarmente interessati, ad avere una copia della fotografia scattata. È difficile fare degli scatti “naturali” perché tutti, giovani e vecchi, appena vedono la macchina, si mettono in posa, spesso con un’espressione seria, fissano l’obiettivo senza paura e, click, ecco un altro scatto che fa un po’ sorridere e un po’ tenerezza, e che ci fa ricordare come sia possibile divertirsi con le cose più piccole ed apparentemente più insignificanti.

Friday, 19 February 2010

Luna


Quanto spesso capita di notare la differenza tra una notte di luna piena ed una in cui la luna si nasconde, del tutto o parzialmente?

L’altra notte alla missione di Kapusso è stata una di quelle notti perfette di luna piena, perfettamente visibile. Tutt’attorno, il paesaggio illuminato di una luce bianca, dolce. Gli alberi neri si stagliavano contro un cielo di un blu-grigio intenso e poche nuvole bianche si rincorrevano all’orizzonte.

Si capisce perché una volta le feste si festeggiavano nelle notti di luna piena. In altre occasioni la notte può far paura, le ombre indistinte che si avvicinano rivelarsi amiche o nemiche, senza la possibilità di percepire la differenza. Invece, alla luce della luna è possibile distinguere volti, gesti, camminate. Ci si può sedere nel cortile a chiacchierare coi vicini, distinguendone le espressioni del viso, oltre a sentirne le voci e le risate. Si può ammirare la forma di un albero che durante il giorno passa inosservato, mentre alla luce della luna sembra una ballerina leggera a flessibile.

Wednesday, 27 January 2010

Gente


Abbiamo la tendenza a passare più tempo a rimuginare sulle cose negative piuttosto che gioire di quelle positive.

Dopo una settimana in cui tutto sembrava andar male, il lavoro difficile, anzi, un completo disastro, e le persone (angolani in primo luogo) indegne di fiducia, impossibili come collaboratori, ignoranti e pettegoli, ho incontrato per caso il sig. Machado, che mi ha fatto ricordare quanto invece il mondo (e forse l’Angola in particolare) sia pieno di gente buona, lavoratrice, che si impegna quotidianamente in qualcosa senza fare rumore. Conosco il sig. Machado da anni: autista per una ONG, qualche anno fa, quando la ONG ha chiuso i battenti, si è “riciclato” come direttore della scuola elementare di Kassipera, un villaggio alla fine del mondo, nel bel mezzo dell’Angola. Lavora sodo, in condizioni difficilissime, senza mai perdere il sorriso e la fiducia nel fatto che le cose possano cambiare, migliorare, anche e soprattutto per i bambini di Kassipera, i più poveri, i più sfortunati.

Il pensiero va allora a tante persone eccezionali che ho avuto la fortuna di conoscere: tia Judite, instancabile contadina che a 60 anni non pensa neppure a smettere di alzarsi alle 5 di mattina per curare i suoi campi, senza dimenticare di preoccuparsi per i suoi 10 figli ed innumerevoli nipoti; padre Adriano, prete di campagna che pubblica libri in Italia ed insegna all’università, senza però perdere interesse per qualche sua “pecorella” rimasta incinta a 16 anni, per i suoi chierichetti cui non piace la matematica per i suoi parrocchiani cui la pioggia ha rovinato il raccolto; il sig. David che come per miracolo riesce a mantenere una famiglia di 10 persone con il salario dell’insegnante e trova ancora il tempo per impegnarsi come volontario per migliorare la scuola elementare di quartiere; dona Luzia che, sola, cresce 5 figlie sognando di mandarle tutte all’università’ un giorno; e tanti, tanti altri che quotidianamente si affaticano passando quasi inosservati per rendere la propria casa, il proprio villaggio, il nostro mondo un posto migliore in cui poter vivere e sognare.

Wednesday, 6 January 2010

Stereotipi


“Sandra, dall’Italia potresti portarmi un paio di scarpe?”, “un telefono?”, “degli occhiali da sole?”, “una medicina contro il mal di pancia?”, “un orologio?” Nell’immaginazione di un angolano che non ha avuto la possibilità di viaggiare, l’Europa deve apparire come una specie di paese dei balocchi in cui tutto è economico e facile da ottenere. I bianchi sono tutti ricchi, non lavorano (come può essere considerato lavoro lo stare seduti davanti ad un computer o il leggere un libro?) e passano il tempo a guardare la televisione, seduti in comode poltrone, in grandi case piene di ogni ben di Dio. Il fatto che qualcuno di questi bianchi si avventuri in Africa è assolutamente incomprensibile, se non per il fatto che sia noto che i bianchi sanno dove si trovano i diamanti. I bianchi non vanno a piedi, si ammalano se stanno troppo tempo al sole, sono difficilmente colpiti dalla magia (bianca o nera che sia), non sanno cantare e tanto meno ballare.

Un po’ come, per noi europei, gli africani sono sempre felici, anche nelle condizioni più misere (perché altrimenti riderebbero in continuazione?), non conoscono lo stress, né la depressione, non sono interessati ad arricchirsi, amano i bambini in maniera incondizionata, tanto da metterne al mondo il maggior numero possibile, vivono in famiglie allargate con forti legami affettivi e mutuo aiuto in ogni situazione, sono naturalmente propensi al canto, alla danza, alle feste, sono “puri” ed incontaminati, bambini, che però sono facilmente corrotti e tendono alla pigrizia, dediti all’economia delle banane e senza preoccupazioni per il futuro, né piani per la vita.

Se è vero che ogni pregiudizio o stereotipo ha un fondo di verità, è chiaro che il cammino da fare verso una mutua conoscenza è ancora lunghissimo!

Cibo



Penso che le donne angolane siano dotate di poteri magici. Non che sappiano rendersi invisibili o spostare le cose senza toccarle, ma sono capaci di preparare un pranzo o una cena in modi a me incomprensibili. In ogni incontro in Angola, dopo ogni messa, in ogni gita, in ogni riunione, non può mancare qualcosa da mangiare. Mi è stato offerto cibo caldo nei posti più incredibili: in cima ad una montagna, dopo ore di camminata, in mezzo ad una radura a molti chilometri da qualunque centro abitato, su strade di campagna. Improvvisamente, appaiono pentole e contenitori colorati, bacinelle, coltelli, piatti, bicchieri, tovaglie; viene raccolta la legna e indossati i grembiuli. In men che non si dica si sprigionano odori di carne arrostita, della locale polenta di mais, di verdure soffritte. Penso alle nostre cucine piene di attrezzature e di gadget, dove senza elettricità sarebbe impensabile fare qualsiasi cosa, e l’acqua corrente viene utilizzata in abbondanza e senza pensarci.