Tuesday, 20 October 2009

Gentilezza


Non penso esista un “gene” della gentilezza, legato al colore scuro della pelle. Non credo che la povertà stimoli il senso di appartenenza alla comunità. Decenni di guerra tra connazionali e fratelli lasciano il segno, e la diffidenza qui in Angola non è certo una caratteristica rara da trovare… così come non è raro incontrare persone scortesi o addirittura aggressive nei negozi, nei ristoranti, e in generale nei luoghi pubblici. Non è neppure vero che gli “africani” sorridano sempre, perché, a dire la verità, ho visto sorridere molto di più gli inglesi… Non sono neppure convinta che i legami di “famiglia estesa” siano profondi e duraturi e non dettati da interessi e convenienza.

Tanto più ammiro ed apprezzo i momenti di gentilezza e di dolcezza che anche negli ambienti più avversi le persone riescono a ricreare: la mamma che allatta il suo bambino tra gli spintoni di una fila di gente in attesa; il cameriere che tratta con delicatezza ed attenzione i suoi ospiti, anche se gli si rivolgono in maniera scorbutica ed arrogante; il signore che mi tiene aperta la porta, ignorando i commenti “lo fa solo perché quella è bianca”; la signora che si occupa del nipote appena nato, perché la madre, rimasta incinta “per sbaglio”, non ha avuto il tempo di sviluppare un istinto materno; il bambino che divide il suo pasto col gattino trovato in mezzo all’immondizia; la ragazza che sorridente mi dice quanto è bello il colore dei miei occhi; i due ragazzi che camminano mano nella mano lungo la spiaggia, in un paese in cui è difficile vedere una coppia anche solo uscire di casa insieme; il papà che dedica tempo ai suoi bambini, piuttosto che fare il “macho” e bere birra al bar; il ragazzo che pazientemente spiega la lezione di matematica ai cuginetti più piccoli; l’adolescente che scrive poesie o suona la chitarra, canta nel coro della chiesa, balla al suono di un tamburo, si ferma a guardare la bellezza di un tramonto…

Saturday, 17 October 2009

"Ulonga"


Non penso esista una traduzione letterale per la parola umbundu “ulonga”. Si tratta di un “rituale” di saluto tra persone, tipico della zona (ma credo diffuso un po’ in tutta l’Africa). Due persone si incontrano dopo non essersi viste per un giorno, un mese, 10 anni. L’incontro può essere casuale oppure programmato, ma prima di “arrivare al punto” ognuno racconta ciò che è successo nella sua vita dall’ultimo incontro. Si va dunque da un semplice “ho passato bene la notte” a racconti di anni passati all’estero, matrimoni nel villaggio, morti, parti, raccolti andati particolarmente bene o male, visite di persone importanti, avvenimenti in qualche modo degni di nota. La cosa può durare anche ore, ma non ho mai visto nessuno spazientirsi (anche se ho visto gente addormentarsi durante un’“ulonga” particolarmente estesa) ed è considerato estremamente maleducato chi “taglia corto” sul saluto.

Wednesday, 14 October 2009

Benzina


L’Angola produce petrolio. E ne produce tanto da aver quest’anno superato la produzione di greggio della Nigeria (primo produttore d’Africa finora) e da collocarsi tra i primi posti dei paesi produttori di petrolio.
Nonostante comprenda che non è necessariamente una forte produzione a garantire la distribuzione in tutto il paese, questi dati mi provocano particolare e personale rabbia, ogni volta che si tratta di fare benzina.
Quando si trova un benzinaio aperto, bisogna essere sufficientemente fortunati affinché ci sia anche benzina. Poi l’ostacolo da superare sono interminabili file di macchine, moto e persone con ogni sorta di contenitore che comperano benzina per i generatori in casa o per rivenderla sul mercato nero.
L’altro giorno, a Benguela, mi sono trovata ad aspettare pazientemente in fila per quasi un’ora, solo per poi sentirmi dire che la benzina era finita… Fortuna che sto pian piano imparando la “virtù” della pazienza (o rassegnazione) africana.

Saturday, 10 October 2009

Papa'


Mio papà mi chiede sempre come sia una mia giornata “tipo” in Angola. Diciamo che nel paese degli imprevisti è più difficile di quanto sembri rispondere a questa domanda. E’ comunque possibile fare un tentativo. A Ganda ci si sveglia abbastanza presto e questo vale anche per me che sono nota invece per far fatica a riprendere coscienza prima delle 8 di mattina. L’alba è tra le 5.30 e le 6.00 durante tutto l’anno e quando il sole inizia a filtrare per le finestre è naturale alzarsi per iniziare la giornata. Ci vuole un caffè, preparato sul fornello a gas in cucina, assieme ad una tazza di latte (in polvere, purtroppo). Avere a disposizione solo due bacinelle e dell’acqua fredda, rende la “procedura bagno” più lunga rispetto alla media europea. Tra le 7 e le 8 (l’orario “flessibile” è sicuramente un’invenzione angolana) arrivano tia Luciana e sua figlia Tetè. Tia Luciana è cuoca dai “tempi del colono” e prepara il pranzo. Non può mancare la zuppa, seguita da piatti locali che variano a seconda della stagione e la disponibilità di cibi al mercato. Tetè invece si occupa di fare le pulizie, la spesa al mercato e di trasportare l’acqua. Mentre le due donne armeggiano in casa, di solito faccio accendere il nostro piccolo generatore per poter lavorare al computer un paio di orette: controllo la posta elettronica, preparo relazioni sull’andamento dei lavori, leggo qualche notizia “del mondo”. Capita spesso che il lavoro venga interrotto da qualcuno che batte alla porta: Alfredo mi porta le sue ultime fatture, David mi informa di un problema alla scuola del PISI, Nely passa semplicemente per salutare, la vicina di casa mi lascia la sua figlioletta di 2 anni per qualche ora per andare a lavorare, alcuni bambini della scuola passano per vedere se “mana Sandra” ha dei biscotti…

Ad un certo punto il profumo proveniente dalla cucina annuncia che è già ora di pranzo. Pranzo dunque assieme a tia Luciana, Tetè e Antonio o Miguel (le guardie della casa), nonché di solito qualche visita annunciata oppure no. Nel pomeriggio faccio un giro alla scuola per vedere come procedono i lavori, ascoltare le lamentele del direttore ed escogitare qualche idea su come trovare altro materiale scolastico, riparare i banchi dei ragazzi, incentivare gli insegnanti. Da lì mi dirigo alla farmacia del PISI per trovare ancora l’infermiera Luzia, prima che la farmacia chiuda, per fare il resoconto della giornata ed ascoltare le sue difficoltà sia sul lavoro che in casa. Ne approfitto poi per fare una piccola passeggiata prima che tramonti il sole. Quando inizia a scendere la sera vado casa per accendere nuovamente generatore e pc, lavorare ancora un po’ su resoconti e programmazione dei lavori, chiacchierare con amici e parenti in Europa, scrivere qualche storia per il blog. Preparo poi la cena improvvisando qualche piatto italiano con gli ingredienti a disposizione e la condivido con la guardia di turno. Infine la lettura di un libro ed un’altra giornata a Ganda volge al termine.

Tutto questo ovviamente quando: il generatore funziona, l’acqua nel pozzo c’e’, tia Luciana non ha mal di schiena, Tetè non è raffreddata e non capita qualcuna delle mille emergenze che possono sorprendere anche nelle giornate apparentemente più calme e rilassate!

Wednesday, 7 October 2009

Supermercati


Attaccapanni, deodoranti, profumi per macchina, fiori finti, spazzolini, camicie da uomo, arance, pigiami, lampadine, banane, smalto per unghie, tergicristalli, orecchini, scope, collane, bigiotteria, tappeti, radioline, bottiglie d’acqua, capelli finti, dvd, ciabatte, il nuovo codice stradale, cornici, cd musicali, poltrone, caramelle, i discorsi di Savimbi, sedie di plastica, spugne, montature per occhiali, arachidi, magliette per bambini, calcolatrici, santini, borse… tutto venduto nelle strade di Luanda, da ragazzetti che caricano con grazia pesi che sembrano impossibili da sostenere.

Polizia


La polizia in Angola mi ha già fermata per i motivi più svariati ed “interessanti”: una foto al mercato che in quanto luogo pubblico non si può fotografare; un semaforo rosso sapientemente nascosto dietro ad un albero; il semplice fatto di essere bianca ed a passeggio a piedi in città. Una volta a causa di un libretto scaduto ho passato tre ore alla stazione di polizia prima che un prete amico venisse a “riscattarmi”.

La scena più divertente è però successa l’altro ieri, nel viaggio da Ganda a Benguela. Assieme alla mia collega Elena della Fondazione AIB siamo partite da Ganda con la jeep alla volta di Benguela. Poco prima di Cubal la polizia stava fermando tutte le macchine per dei controlli. Il poliziotto che ci ha fermate per fortuna era di buon umore e non ha insistito molto nel tentare di ottenere una “gazzosa” (la “mancia” locale). Ha però pensato di testare la macchina. Quindi si e’ piazzato di fronte al cofano ed a gesti mi ha chiesto di accendere prima la freccia sinistra, poi quella destra; poi i fari ed infine i tergicristalli.

Dopo una decina di minuti siamo potute ripartire e dopo esserci guardate siamo scoppiate a ridere a causa della più strana “operazione stop” mai vista!