Ricordate un black out in Italia? Quel silenzio strano, la sensazione di insicurezza, una dimenticata paura del buio che risorge?
Sarà che in Angola la temporanea mancanza di luce è all’ordine del giorno, anche in città, ma l’effetto qui completamente diverso. Anzi, a dire la verità non c’è “effetto”. Ieri, ad esempio, eravamo seduti a cena, a Benguela, la seconda città di Angola per dimensioni e numero di abitanti. Improvvisamente la luce se n’è andata. Buio pesto (del resto chi conosce la flebile illuminazione delle luci di emergenza qui?). La conversazione a tavola è continuata senza la minima interruzione, neppure un lieve sussulto per dare atto alle cambiate condizioni “atmosferiche”. Si è continuato a sentire il rumore delle posate nei piatti, dei bicchieri portati alla bocca e poi posati, il lieve frusciare dei tovaglioli. Io non riuscivo neppure a vedere la mia mano posata sulla tovaglia chiara e sono rimasta immobile per paura di far cadere il bicchiere, mancare il piatto, perdere i bocconi nel percorso verso la bocca.
Dopo qualche minuto la luce è tornata; e mentre io uscivo da una specie di stato di “congelamento”, il resto della tavolata ha continuato a ridere e chiacchierare come se niente fosse. Evidentemente anche il buio è una questione di percezione!
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