Wednesday, 23 September 2009

Raccolta differenziata


A Luanda ci sono i bidoni per la raccolta differenziata. Ci si chiede però se non siano lì per una mera questione decorativa: sono colorati e posizionati in bella vista lungo una delle strade principali della città. E sempre rigorosamente vuoti.

In qualche modo questo tocco di eco-chic in una delle città più sozze del mondo, in cui solo l’anno scorso un’epidemia di colera ha ucciso centinaia di persone, non fa neanche più sorridere, ma solo rabbrividire.

La stessa sensazione vale per il percorso “ginnico” nel bel mezzo delle quattro corsie di una delle strade più trafficate della città, per le montagne di spazzatura affianco ad ospedali nuovissimi e tirati a lucido, i rigagnoli di acqua sudicia lungo i marciapiedi dei quartieri ricchi…

E nonostante questi paradossi micidiali, queste contraddizioni mortifere, Luanda rimane la meta sospirata per moltissimi angolani, il luogo dove realizzare i propri sogni, fare soldi e vivere appieno lo “sviluppo” del paese…

Buio


Ricordate un black out in Italia? Quel silenzio strano, la sensazione di insicurezza, una dimenticata paura del buio che risorge?
Sarà che in Angola la temporanea mancanza di luce è all’ordine del giorno, anche in città, ma l’effetto qui completamente diverso. Anzi, a dire la verità non c’è “effetto”. Ieri, ad esempio, eravamo seduti a cena, a Benguela, la seconda città di Angola per dimensioni e numero di abitanti. Improvvisamente la luce se n’è andata. Buio pesto (del resto chi conosce la flebile illuminazione delle luci di emergenza qui?). La conversazione a tavola è continuata senza la minima interruzione, neppure un lieve sussulto per dare atto alle cambiate condizioni “atmosferiche”. Si è continuato a sentire il rumore delle posate nei piatti, dei bicchieri portati alla bocca e poi posati, il lieve frusciare dei tovaglioli. Io non riuscivo neppure a vedere la mia mano posata sulla tovaglia chiara e sono rimasta immobile per paura di far cadere il bicchiere, mancare il piatto, perdere i bocconi nel percorso verso la bocca.
Dopo qualche minuto la luce è tornata; e mentre io uscivo da una specie di stato di “congelamento”, il resto della tavolata ha continuato a ridere e chiacchierare come se niente fosse. Evidentemente anche il buio è una questione di percezione!