Monday, 6 July 2009

Kizungu (parentesi rwandese)


La storia di oggi viene dal Rwanda, ma penso trovi comunque posto in questo blog perché purtroppo rispecchia la situazione di molti bambini in tutta l’Africa ed in tutto il mondo.
Oggi, in visita alla località di Muhororo, siamo passati anche in un piccolo “orfanotrofio” locale, in cui una quindicina di bambini vivono in un’unica stanza, in condizioni di estrema povertà. L’accoglienza di questi piccoli è commovente: mi corrono incontro, mi prendono per mano, mi abbracciano le gambe, forse perché in quanto “muzungu” (= bianca) ricordo loro la suora francese che lavorava qui fino ad un paio di anni fa. O forse perché hanno talmente tanto bisogno di affetto che qualsiasi persona che rivolga loro lo sguardo è anche amica.
Tra loro c’è un bambino piccolissimo che tutti subito iniziano a chiamare scherzosamente “kizungu” cioè “piccolo muzungo”, perché mi si è attaccato ad una mano e non mi molla più. Mi dicono che ha 6 anni mentre come corporatura e statura ne dimostra due e mezzo. Veste solamente una maglietta sporca e strappata e le sue gambette rachitiche fanno fatica a sostenere il peso del resto del corpo. Ha due occhioni enormi che parlano di una sofferenza senza limiti, ma anche di un germoglio di speranza che è impossibile far morire.
Riesco solo a pensare che ormai non esiste veramente più nessun motivo perché un bambino come “kizungu” debba vivere in quelle condizioni e non abbia l’opportunità’ di svilupparsi e crescere come tanti altri suoi coetanei. Nessun motivo. Ed abbiamo tutti la responsabilità di fare qualcosa affinché tutti i piccoli “kizungu” possano veramente sperare in un futuro migliore.

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